mercoledì 11 novembre 2009

Il Pastore Sardo

di Francesco Capalbo

In maniera inattesa le foto ci svelano tante storie celate. Se conservate con cura,all’improvviso si animano, come se volessero costringere il loro possessore a restituire la parola alle persone che in esse compaiono.
La foto proposta in questo post, nonostante sia stata “utilizzata” una prima volta il 6 luglio scorso per descrivere un momento del percorso esistenziale di don Peppino Cauterucci e successivamente il 9 ottobre, per tratteggiare la eletta vocazione di don Ciccio Malfona, non ha ancora esaurito la sua carica evocativa. Scattata nel 1924 ora ci guida infatti nel tentativo di “dar verbo” al vescovo della Diocesi di San Marco Argentano, ritratto sulla sinistra della immagine nell’atto di accarezzare la testa di uno sbigottito marmocchio.
Monsignor
Salvatore Scanu nacque ad Ozieri in provincia di Sassari l’11 dicembre del 1859. Laureato in Sacra Teologia, venne designato 64°Vescovo della Diocesi di San Marco e Bisignano nel 1909, sotto il Pontificato di Papa Pio X e ne guidò le sorti dal 27 marzo 1909 al 22 gennaio 1932. Successe a Monsignor Carlo Vincenzo Ricotta, che aveva ricoperto l’importante incarico pastorale dal 22 giugno 1896. Successore di Monsignore Scanu fu Demetrio Moscato che nel 1945 venne nominato Arcivescovo di Salerno.
L’articolo che segue, tratto da Cronaca di Calabria, descrive l’arrivo del Pastore Sardo a San Marco Argentano avvenuto il 28 ottobre 1909 (esattamente cento anni fa!). Esso ci riferisce anche della sincera emozione provata dal Presule nel rimirare le montagne calabre che, a suo dire, adombravano nella loro maestosità il paesaggio della nativa Ozieri.


Il nuovo Vescovo


(Epad) – Il 28 decorso giunse fra noi S.E. il Vescovo D. Salvatore Scanu, novello preside di questa diocesi . Fu ricevuto, alla stazione, dal Sindaco avv. Roberti e da diversi sacerdoti, e all’ingresso in città, dal Rev.mo Capitolo, dal Consiglio Comunale, dalle autorità civili, militari, da tutti i signori, da numeroso popolo e dalla banda rossa. Tutti i balconi delle case e dei palazzi che fiancheggiano il corso
Duca degli Abbruzzi, erano stipati da Signore e Signorine, in elegantissime toilette, e che lasciavano cadere sullo imponente corteo, che accompagnava al Duomo il tanto atteso Prelato, una pioggia infinita di fiori, che tappezzavano artisticamente la via.
S.E. il Vescovo rimase soddisfatto della lieta e festosa accoglienza, e, discorrendo con vari signori, diceva: “che questi monti calabri adombrano nella loro pittoresca positura la poesia di quelli della sua Ozieri, e soggiungeva di essere ben felice per aver qui trovato un compatriota nella persona dell’esimio tenente dei R.R. Carabinieri”.
E così habemus ponthificem …e, se dobbiamo giudicare dalle apparenze: dal viso bruno, aperto e simpatico, dall’occhio scrutatore ed energico, dallo incedere spigliato e giovanile, bisogna dire che Egli è un prelato di attualità, che rifugge le viete forme di superstizione o di misticismo, e, nella risolutezza di essere anziché sembrare, alla praticità della vita accoppia il fine tatto politico nonché quella simpatica espressione di padronanza, che fa riconoscere in lui il buono e santo pastore non solo, ma anche alla occorrenza il rigido superiore.
E noi lo attenderemo fidenti alle opere, e non mancheremo, se farà bisogno, di richiamare la sua attenzione.
Certo che dopo la morte di S.E. Ricotta, della cui intima amicizia io mi onoravo, di quel santo, pio e benefico prelato, nel quale la mitezza dell’animo e la pietà, nonché il morbo che minava la sua preziosa esistenza, avevano pervaso tutte le fibre, facendo di lui un organismo d’impareggiabile debolezza, s’imponeva la scelta di un uomo giovane ed energico, ed io ricordo una frase che mi diceva Sua Eminenza Vincenzo Vannuteli, nel suo palazzo in via Giulia or sono tre anni: “La vostra diocesi ha bisogno di un braccio di ferro”.
Questo braccio alfine lo abbiamo, e facciamo voti che il Signore voglia conservarcelo ad multos annos pel bene della fede.

Cronaca di Calabria 7 novembre 1909

© Capalbo Francesco

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