domenica 13 marzo 2011

Il martirio della Scuola in Calabria





di Francesco Capalbo
Quando, nel 1925 uscì per la casa editrice fiorentina Vallecchi il breve volume “Il martirio della scuola in Calabria”, Ettore Fabietti dalle pagine del mensile “La parola e il libro” ebbe a sottolineare come l’autore, Umberto Zanotti Bianco, fosse uno dei pochi “uomini capaci di riconciliare i più disparati pessimisti coll’ umanità”.
Preceduto da una lettera indirizzata al pedagogo catanese Giuseppe Lombardo Radice, datata marzo 1923, il testo del filantropo piemontese venne dedicato ai maestri della Calabria che soffrendo da decenni le pene di un solitario martirio, opponevano “alla polvere delle vane carte, alla crudeltà delle vane parole l’umile azione della loro fede ignorata”.
L’incipit che proponeva un accostamento apparentemente disarmante e sacrilego tra le scuole del “nostro povero Mezzogiorno” e quella di Benculen, in Malesia, rilevava come quest’ultima pur con numerosi allievi, primeggiasse tuttavia per ordine e nettezza.
Nel caso della Calabria, annotava Umberto Zanotti Bianco, “pochi sono i Comuni che possono offrire alla scuola qualcosa di meglio che non dei bassi umidi, oscuri e poco areati o delle vecchie baracche malandate di quindici venti anni or sono”.
In tutta la Calabria solo sette Comuni avevano risolto in qualche modo il problema della scuola, mentre in tutti gli altri paesi le lezioni si svolgevano in luoghi ibridi, dagli incerti confini, quasi sempre assimilabili a stalle.
A San Donato di Ninea, in provincia di Cosenza, ad esempio le sei aule scolastiche erano in uno stato definito “preadamitico”. A Mottafollone le due uniche stamberghe esistenti avevano il pavimento scalcinato, le pareti umide e le finestre prive d’inferriate. A Crosia la costruzione che ospitava la scuola era in uno stato “molto deplorevole”: arredata in maniera “meschina”, priva di aria a sufficienza, era sprovvista di luce. Nelle giornate uggiose era impossibile fare scuola. A Cropalati gli ambienti erano insalubri e versavano in uno “stato deplorevolissimo”. A San Giorgio Albanese due vani battezzati impropriamente col nome di aule scolastiche, erano in completa mercé dell’azione roditrice del tempo, delle intemperie e dell’incuria “di amministrazioni comunali acefali, preposte con successioni elettive, da persone incoscienti, affette da megalomania personale e refrattarie al vero miglioramento intellettivo e morale della popolazione”.
Per non parlare della provincia di Reggio e Catanzaro, completamente abbandonate a loro stesse. A Rosarno ad esempio l’attività scolastica si svolgeva in baracche fradice e sconnesse, costruite dopo il terremoto del 1908; a Sambatello in luoghi che versavano in “istato deplorevole”. Da anni nessuno forniva agli insegnanti gessetti ed essi erano costretti ad utilizzare su vecchie lavagne scheggiate grumi di calce che gli alunni avevano il compito di raccattare nelle case diroccate.
A Martone le aule erano “topaie sprovviste di arredamento”, a Casoleto “baracche, misere, vecchie e cadenti”, a Roghudi “antigieniche” a Badolato “malamente situate” a Nicotera “indecentissime”, a San Gregoria d’Ippona “fradice, avariate e malsane”, a Vazzani “igienicamente e didatticamente impossibili”, a San Lorenzo ed a Roccella il loro stato veniva bollato come “misero e sconfortante”, ad Acquaro “miserrimo” a Borgia “pessimo” a Pallagorio “disastroso”, etc…
Lo stato di indigenza in cui versava la scuola in Calabria in quegli anni nasceva da una serie di nefaste concomitanze rafforzate dalla eccessiva burocratizzazione delle pratiche necessarie per richiedere i mutui e dalle tante inadempienze delle amministrazioni locali. Un dato era però incontrovertibile: le leggi dello Stato che si erano succedute in materia di edilizia scolastica non erano state in grado di stimolare la costruzione di edifici scolastici degni di questo nome in quanto disposizioni di carattere “integrativo”. Il contributo dello Stato veniva concesso cioè solo per integrare somme che dovevano essere reperite in buona parte dai Comuni. Su 68 milioni di lire concessi in mutuo dalle leggi del 1878, 1888, 1900, 1906 la Calabria assorbì solo 351900 lire. Su circa 2,5 milioni di sussidi integrativi, sempre per la stessa bisogna, concessi in base ai regolamenti del 12 – 1- 1899 e 6 – 2- 1908 la Calabria ebbe in tutto solo 250 lire!
Umberto Zanotti Bianco, col “Martirio della scuola in Calabria” fece assurgere a problema nazionale queste vicende, sostenendo che combattere l’analfabetismo mentre ancora risultava irrisolto il problema dell’edilizia scolastica, era come insistere “in una bonifica alla marina senza aver provveduto ai lavori montani”.
Con l’ausilio di una appropriata mole di dati statistici dimostrò come la iattura della mancanza di aule in Calabria non avrebbe trovato adeguato soccorso senza speciali stanziamenti statuali.
Lo Stato avrebbe dovuto “dare” e non “far finta di dare”, alleggerire le pratiche burocratiche e non nascondersi dietro macchinosi sistemi legislativi.
Il testo di Zanotti Bianco del 1925 fu preceduto da un suo febbrile impegno all’interno dell’ANIMI. Attraverso l’Associazione Nazionale per gli interessi del Mezzogiorno d’Italia, si materializzarono innumerevoli azioni di solidarietà a sostegno delle scuole e dei maestri nei paesi poveri della Calabria da parte di organizzazioni filantropiche del Nord Italia.
A Sant’Angelo di Cetraro ad esempio, il 15 aprile del 1924, fu inaugurato un edificio scolastico donato a quel borgo dall’ “Associazione pro cultura femminile” di Torino.
L’avvenimento ispirò un memorabile articolo dal titolo “Sud e Nord e la casa della scuola”del piemontese Augusto Monti, apparso sulle pagine del Corriere della Sera. Lo scrittore affermò che se il Nord avesse voluto rendere palese l’interesse spesso solo declamato nei confronti del Sud, avrebbe dovuto dimostrarlo contribuendo in queste regioni alla costruzione di una rete efficiente di infrastrutture scolastiche. “Ogni città del Nord si faccia madrina di un borgo del Sud e regali al figlioccio una bella scuola nuova; di tanti denari che si spendono, per esempio, a finanziare dei giornali che nessuno legge, se ne destini una parte a creare questo demanio scolastico privato; e si vedrà che l’opera dell’unità e della ricostruzione farà davvero dei grandi passi in avanti”.
Le parole di Augusto Monti e l’incessante impegno di Zanotti Bianco riecheggiano solenni proprio oggi, nel momento in cui in virtù di operazioni meramente contabili si cerca di smantellare anche in Calabria la rete di infrastrutture scolastiche fino ad ottanta anni fa del tutto inesistente. Scuole abbarbicate sui cocuzzoli di aspri paesi o adagiate lungo le arse marine, trincee, argini e parafulmini posti a difesa dello spopolamento e delle mille illegalità che ci strangolano, rischiano ora di chiudere per sempre.
Mercoledì 4 agosto 2010 il Consiglio Regionale della Calabria ha approvato, in una atmosfera sciroccata e nel disinteresse conclamato dei politici nostrani, (erano assenti 19 consiglieri su 50!) una delibera avente per oggetto il ridimensionamento della rete scolastica regionale. Si prevede che gli effetti di tali “Indirizzi per la programmazione della rete scolastica” saranno dirompenti sul territorio calabrese: chiuderanno 400 plessi scolastici lasciando decine e decine di Comuni privi di scuole.
Quel che inquieta in questa vicenda, è la nota riportata nell’estratto del verbale allegato alla delibera (la numero 48 del 4 agosto 2010): “Il Presidente, dopo la relazione del Consigliere Salerno, nessuno avendo chiesto di intervenire, pone in votazione il seguente schema di deliberazione…”. La locuzione dai toni burocratici e sbrigativi testimonia come sia del tutto estinta la Genia degli uomini in grado di riconciliare,come fece Umberto Zanotti Bianco, con il candore delle proprie visioni ed il coraggio del proprio impegno, i più disparati pessimisti con l’Umanità.

Nella foto: Villa San Giovanni, Umberto Zanotti Bianco in visita alla Casa dei Bambini, ante 1914.


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2 commenti:

  1. Grazie x questo, intimo, racconto di storia, di un'altra calabria, forse dove non era ancora divenuto usuale, tra i cittadini in generale e tra i politici di mestiere, la 'politca del disinteresse'. Ora c'è più cultura e più 'benessere'- i bambini vanno a scuola con le scarpe (cosa non ancora usuale alla generazione di mio padre)- ma siamo ben distanti da un sano e proficuo sentimento di collettività e di bene comune, vige ancora un'amara regola sociale- e politica- del 'frica cumpagnu'!
    Ma ciò che più mi spaventa è l'assenza di un progetto politico. Bianchi aveva bene in mente quali fossero le priorità impellenti, aveva un obbiettivo. Ora vedo tutti questi micro provvedimenti regionali privi di una consapevolezza effettiva, fatti all'ultimo momento per risolvere delle 'urgenze' amministrative-finanziare, i cui effetti a lungo termine non si hanno ben chiari o si fa finta di non sapere, tanto poi si ci pensa di nuovo.
    Qual'è il progetto e quale il destino?
    Come può tutta la collettività disinteressarsi agli effetti- disagevoli- di chiudere così tante scuole, 400, e non pensare che per le caretteristiche della nostra terra, significa non consetire a molti bambini di avere un'educazione 'costante' soprattutto d'inverno- quando le strade sono bloccate dalla neve e diviene impossibile riuscire a spostarsi di 5-10 km dalle zone più impervie?
    Spero che una decisione di questo genere, se pur obbligata, sia stata ponderata con un sentito senso di responsabilità, soprattutto nei criteri di selezione e dislocazione di queste 400 scuole.

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  2. Gentile Francesco,
    ho letto il suo articolo e l'ho trovato molto interessante. Annni fa avevo scritto anch'io sull'impegno di Zanotti Bianco per le scuole in Calabria (non ricordo, però, la bellissima foto sul suo blog); per me lui è una figura straordinaria alla quale dobbiamo molto.
    Ho lasciato un commento sul suo blog, ma non so se sono riuscita a mandarlo perché con il computer sono un po' limitata.
    La saluto cordialmente
    Nadia Crucitti

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