martedì 30 gennaio 2018

Le cadute degli dei. Esempi di trasformismo politico calabrese


di Francesco Capalbo


L’avvenimento, sussurrato con insistenza e poi annunciato ufficialmente, è destinato a creare sconcerto. Giacomo Mancini jr il 12 novembre è approdato alla corte di Silvio Berlusconi! E’ ormai evidente come il centrosinistra in Calabria non entusiasmi, non affascini e non permetta una salubre mobilità del gruppo dirigente. Le disinvolte candidature per le elezioni provinciali di Oliverio e dei suoi cloni, decise o in via di decisione, per opera di un direttorio autocratico, comprovano queste affermazioni che potrebbero, a primo acchito, sembrare gratuite. Ma il darvinismo politico di Giacomo Mancini non può trovare giustificazione alcuna e nel contempo permette una lettura meno sacrale della storia delle dinastie politiche calabresi e della idea poco intrepida che esse hanno della coerenza, intesa come virtù. Già Paolo Palma in un suo pamphlet dal titolo: “Doppio gioco all’ombra dell’Ulivo” (Editori Riuniti 2001) mise in risalto la strana asimmetria della campagna elettorale per le Politiche del 13 maggio 2001 e le contorsioni di alcuni suoi protagonisti. Ad esempio, per quanto riguarda il voto proporzionale della Camera, si registrò a Cosenza la vittoria della lista DS, l’elezione di Giacomo Mancini junior, che di quella lista faceva parte e… la mancata elezione di Paolo Palma e di Achille Occhetto, candidati dell’ Ulivo nel maggioritario di Camera e Senato. Ci pensò l’ex segretario del PDS a svelarne l’arcano dimostrando, con un ampio rapporto presentato alla stampa, come sia lui che Palma fossero stati penalizzati dalle logiche clientelari e doppiogiochiste di Giacomo Mancini senior, che favorirono i candidati dello schieramento opposto. Se ci avventuriamo nei dirupi della Storia, emerge un altro avvenimento poco indagato che incrina l’alone di leggenda e svela le umane debolezze degli appartenenti alla dinastia dei Mancini. Il 7 maggio del 1927 sulla prima pagina di Calabria Fascista venne pubblicato un articolo, che riguardava Pietro Mancini (bisnonno di Giacomo junior), dal titolo: “La Magnanimità del Duce”. Eletto deputato il 6 aprile 1924 per la circoscrizione della Calabria e della Basilicata (ventisettesima legislatura), Pietro Mancini fu il solo deputato dell’opposizione che le due regioni mandarono alla Camera. Decadde dal mandato parlamentare per delibera della Camera, nella seduta del 9 novembre 1926, a seguito di una mozione presentata da Augusto Turati. Nello stesso anno fu confinato a Nuoro e per tale motivo ritenuto una sorta di eroe sacro dell’antifascismo meridionale. L’articolo ne palesa invece la vulnerabile umanità. “S. E. Mussolini, compiendo un atto altamente magnanimo, ha condonato, dopo soli cinque mesi di espiazione, di seguito a richiesta dell’interessato, la pena del confino inflitta dalla Commissione Provinciale di Cosenza per la durata di cinque anni, all’onorevole Pietro Mancini. La relativa istanza, di cui a suo tempo venne data comunicazione a S. E. Michele Bianchi, il quale a sua volta ne informò il prefetto Commendatore Guerresi ed il Segretario Federale dott. Cesare Molinari, venne rivolta a S. E. Mussolini, quale Ministro dell’Interno; e S.E. Mussolini, avvalendosi dei suoi poteri, ha generosamente perdonato . L’atto di S. E. Mussolini è solenne riaffermazione degli alti sensi generosi e magnanimi del Condottiero Magnifico dell’ Italia nuova ed è indice eloquente delle direttive del Regime, implacabile nella difesa dello Stato, ma tendente alla conciliazione degli animi ed a porre nella sua vera luce lo spirito e l’essenza della Rivoluzione Fascista”. Lungi dall’esprimere giudizi storici affrettati sulle vicende sopra elencate, non si può non essere d’accordo con le parole dell’onorevole Fabrizio Cicchitto, gran cerimoniere del passaggio di Giacomo Mancini al centro destra. L’onorevole, durante il rito romano del travaso, ha affermato che le storie delle persone sono lunghe. E’ innegabile, comunque, che analizzate nei loro snodi essenziali, talune sembrano rilevarsi fragili e perciò più conformi alla natura umana che a quella degli dei.

P.S.
Le vicende politiche di Mancini jr proprio in questi ultimi giorni di gennaio 2018 hanno fatto registrare una funambolica evoluzione.
"Il 4 marzo il suo cuore (elettorale) batterà un pò a destra e un pò a sinistra. Dovesse vincere nel collegio maggioritario di Cosenza in cui è candidato, Giacomo Mancini jr entrerebbe in Parlamento sotto le bandiere del Partito Democratico, ma grazie ad una storia di cambi di casacca e una serie di incastri elettorali potrebbe ritrovarsi catapultato in Consiglio Regionale tra i banchi di Forza Italia. [...] Nel corso della sua travagliata storia politica Giacomo Mancini jr, 45 anni, ha cambiato partito almeno 6 volte, passando con nonchalance dal centrosinistra al centrodestra, per poi ritornare al centrosinistra". 


Gli avvenimenti citati in questo articolo sono tratti dalle seguenti fonti:


La Magnanimità del Duce, Calabria Fascista, 7 maggio 1927.
Mancini: “Berlusconi e il PDL unici punti di riferimento”, Il Quotidiano, 13 novembre 2008.

Paolo Palma, Doppio gioco all’ombra dell’Ulivo. La mia campagna elettorale con Achille Occhetto in una città del trasformismo, prefazione di Pierluigi Castagnetti, Editori Riuniti, 2001.
Roberto De Luca, Consenso elettorale e partiti. Le liste “fai-da-te”, in La trasformazione dei partiti politici, Francesco Raniolo (a cura di), Rubbettino Editore, Soveria Mannelli, 2004.
Scheda biografica dell’onorevole Mancini Pietro, www.archivionline.senato.it.
Due seggi su fronti opposti, il miracolo di Mancini jr, la Repubblica, 29 gennaio 2018

L’articolo è stato pubblicato su goladelrosa.eu il 18 novembre del 2008 ed aggiornato dopo 10 anni il 30 gennaio 2018.

© Francesco Capalbo