mercoledì 1 agosto 2018

Spopolamenti




di Francesco Capalbo

I sette comuni che costituiscono l’alta Valle dell’Esaro (Fagnano, Malvito, Mottafollone, Sant’Agata d’Esaro, San Sosti e San Donato di Ninea) sono interessati da profondi sconvolgimenti demografici che ne insidiano la loro stessa sopravvivenza.
I dati dell’Istat, in maniera neutra ma impietosa, mettono a nudo i fenomeni di spinto spopolamento che interessano l’intera area situata nel settentrione della provincia di Cosenza, una volta ricadente nella “Comunità Montana Unioni delle Valli”.
In 35 anni la Valle ha perso una fetta consistente della sua popolazione residente che nel 1982 ammontava a 19796 unità. Il dato del 2017 (13457) ci consegna l’immagine di un territorio più povero di 6339 persone (-32%).
Il paese che risente più degli altri del sensibile sfoltimento di popolazione, sia in valore assoluto che in valore percentuale, è San Donato di Ninea (- 868; -38,94%) che pare incamminato verso un lento e irreversibile declino demografico. Preoccupanti appaiono i dati di Fagnano Castello (- 1358; -26,02%), Sant’Agata d’Esaro (-643; -25,73%) e di Mottafollone (- 419; - 25,47%) che hanno oltrepassato la soglia critica del quarto di popolazione residente persa.
Malvito (-497; - 22,02%) e Santa Caterina Albanese ( -342; -21,74%) muovono anch'essi i propri passi verso sentieri perigliosi.
Più contenuta appare invece la perdita di popolazione residente che interessa San Sosti (- 212; - 8,86%).
I modelli matematici che, con buon adattamento descrivono il fenomeno, permettono di fare delle proiezioni sugli scenari futuri.
Se non si corre al riparo con politiche strutturali che frenino il digrado demografico, tra vent'anni la popolazione dell’intera area scenderà sotto le 10000 unità, perdendo un ulteriore 25% di residenti.
Molte sono le cause di questo spopolamento, alcune sono chiaramente riconducibili a problematiche strutturali globali, altre a scelte politiche consumatesi in terra calabra che hanno foraggiato ceti parassitari esterni alla Valle.
Fallimentari sono state le politiche incentrate sui meri trasferimenti di denaro che non hanno stimolato dinamiche di produzione.
Ne sono la riprova gli ingenti finanziamenti sostenuti dallo Stato per la realizzazione della Diga sull'alto Esaro. L’opera incompiuta è servita solo a sventrare il territorio ed a produrre lucro per ben individuati gruppi industriali.
Di altre opere minori, come ad esempio il Parco Naturalistico – Archeologico Gola del Rosa che ha pur drenato ingenti risorse, non rimane traccia alcuna e nessun organo di legge si è mai interessato all'intreccio di vicende che ne hanno segnato la sua impercepibile realizzazione.
Allo stato attuale l’unica attività che sembra aver preso piede nella Valle è quello delle residenze per anziani.
Osservando il progressivo spopolamento ed invecchiamento della popolazione, l’imprenditoria sanitaria d’assalto ha organizzato con la complicità della politica una inedita industria della vecchiaia, che in apparenza ha gli intenti declamatori della filantropia, ma di fatto impoverisce ulteriormente il territorio.
Quando un anziano è costretto a concludere, per svariati motivi, il proprio ciclo esistenziale lontano dai luoghi che ha sempre abitato, è un pezzo d’umanità che chiude per sempre i battenti e si recidono relazioni che per secoli hanno permesso, in questi luoghi, alla vita stessa di perpetuarsi.

Fonti:
ISTAT, Popolazione residente ricostruita, anni 1982 – 1991: Calabria
ISTAT, Popolazione residente ricostruita, anni 1991 – 2001: Calabria
ISTAT, Popolazione residente ricostruita, anni 2001 – 2011: Calabria
ISTAT, Popolazione residente - bilancio: Calabria

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