lunedì 19 agosto 2019

Caldi tormenti





di Francesco Capalbo

Non ho il fisico adatto per refrigeri artificiali. Per nessuna ragione al mondo potrei utilizzare il condizionatore.
 L’aria condizionata mi paralizza il collo e infiamma le mie articolazioni.
Nei giorni di scirocco preferisco arrendermi senza condizioni al caldo, standomene sdraiato sul letto.
A vespro, quando esco di casa, mi avvolge però la brezza fresca, delicata e profumata di nipiteddra che si incanala dalla Gola del Pettoruto e mi rianimo.
Al Bergo (il pizzo di San Sosti dove sono nato) questo privilegio lo condivido con cumpà Ruguardu, un contadino novantenne che ancora usa la zappa con vigore e fa largo uso di metafore.
Lui che di estate torride ne ha vissute diverse, veste sempre in giacca e cravatta e sbeffeggia in tal modo il caldo con il disincanto della sua veneranda età.
A quanti brontolano per questo rovente mese di agosto e per il caldo che non passa più, lui riserva sottili disquisizioni sulla caducità delle stagioni e della vita: “Non vi preoccupate passerà presto, come tutte le altre cose!”.
Poi aggiunge parole che provengono da altre estati.
  Esse non recano refrigerio ma ridimensionano le calde lagne di noi che ad agosto non abbiamo mai sperimentato la vera fatica nelle aie roventi o lungo i salienti delle gravine del Pettoruto; di noi che abbiamo acquisito l’abitudine aliena di idratarci col mojito e che il giorno di ferragosto troviamo refrigerio standocene stipati in anonimi ristoranti nei quali la musica a palla ed il puzzo di fritto ci trasformano in frustrati e disillusi vacanzieri.


© 2009 francescocapalbo.blogspot.com

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