mercoledì 14 marzo 2018

Funerale austriaco a San Sosti

di Francesco Capalbo

Abbiamo il dovere di ricordare, perchè ogni frammento di memoria può servire a ricostruire avvenimenti complessi ed a ricordarci come la Grande Storia, dietro la pomposa retorica, mostri un volto crudele, divorando specialmente le umili esistenze. Ricordo che mia madre mi raccontava da bambino episodi che destavano in me acerbe incredulità. Ma anche da adulto, quando mi narrava ad esempio di come sua madre avesse partecipato con commozione, nel dicembre del 1918 allo strano funerale di un soldato austriaco, l’avvenimento mi sembrava poco credibile e per molti versi stravagante. Non riuscivo a spiegarmi cosa ci facessero i soldati autriaci, a guerra finita, in un paesino della provincia di Cosenza. Con scarse convinzioni, due anni fa ho consultato i registri dello stato Civile del Comune di San Sosti ed ho avuto invece la possibilità di ricredermi. Nel dicembre del 1918 i soldati austriaci erano un po’ dappertutto in Calabria ed il funerale al quale mia nonna Rosa Covello aveva partecipato, c’era stato per davvero. Approfondendo l’argomento, ho avuto anche modo di scoprire come l’ultimo soldato austriaco di nome Michele Kopeling fosse morto a Roggiano Gravina nel 1987, settant’anni dopo la fine della Grande Guerra.
Qui di seguito è pubblicata l’ultima parte di un mio lavoro apparso sulla Provincia Cosentina il 4 novembre 2007 e recensito sul sito dedicato alle vicende della Prima Guerra Mondiale www.cimeetrincee.it.



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I prigionieri di guerra austriaci trovarono utilizzo anche nella fragile economia del Cosentino. A rivelarlo sono diverse fonti. Con una scarna nota, forse perché sottoposta a censura, il corrispondente da Castrovillari di “Cronaca di Calabria” informava in data 17 febbraio 1917 che la domenica precedente, col treno della sera erano arrivati nella cittadina del Pollino circa un centinaio di prigionieri austriaci. Condotti nella vicina contrada Petrosa furono subito adibiti al lavoro dei campi. Presenze di prigionieri di guerra austriaci sono rilevabili anche a Sant’Agata di Esaro. E’ sempre su “Cronaca di Calabria” che il corrispondente locale, in data 22 agosto 1918 diede la notizia dei solenni funerali del primo soldato santagatese, Borrelli Fioravante, caduto al fronte all’inizio della guerra e che a presenziare alla funzione, che si tenne nella Congrega del Santissimo Rosario, furono anche i soldati del presidio che sorvegliavano il locale distaccamento agricolo dei prigionieri di guerra. In piena emergenza sanitaria per l’epidemia di “Spagnola” il corrispondente da Rossano dello stesso giornale, in data 24 Novembre 1918, informò che sarebbero arrivati in città e ospitati nell’ex convento di Sant’Anna, sede del distaccamento del 19° Reggimento Fanteria, 200 ufficiali e 200 soldati austriaci prigionieri di guerra. Lo stesso annotò che il servizio sanitario sarebbe stato affidato al valentissimo dottor Francesco De Russis, capitano medico del presidio e che tale nome costituiva “assicurazione completa di garanzia igienica” per il popolo di Rossano allarmato per l’arrivo di potenziali veicoli d’infezione in una fase di acuta epidemia. L’epidemia di “Spagnola” non risparmiò invece la giovane vita di Feher Sandor soldato ungherese di Hajdúböszörmény una cittàdina situata nella provincia di Haidù - Bihar, a duecento chilometri da Budapest. A rilevarcelo sono le annotazioni contenute nella parte II - Serie C del registro Atti di Morte 1918 del Comune di San Sosti che confermano la presenza nella cittadina del Pettoruto di un distaccamento di prigionieri ungheresi utilizzati per lavori agricoli sopratutti nei vigneti del luogo. Essi alloggiavano in contrada Badia e in più occasioni,come hanno tramandato diverse fonti orali, fraternizzarono con i soldati del paese che ritornavano in licenza e che incontravano sui campi di lavoro; insieme imprecavano contro la guerra. Feher Sandor che faceva, da civile, il contadino e di anni ne aveva ventisei morì il giorno di Natale del 1918 alle ore antimeridiane undici e minuti trenta: così registrò il freddo linguaggio burocratico dell’ufficiale d’anagrafe Giuseppe Guaglianone. Anche i suoi genitori Istrian e Gaeso Juliana facevano i contadini. La loro attività contribuisce ad evidenziare come anche da parte del nemico il tributo maggiore alla Grande Guerra sia stato pagato dai ceti subalterni. Testimoni della sua morte furono il caporale maggiore Durso Carmelo ed il soldato Rossi Umberto addetti alla sorveglianza del distaccamento ed i suoi compagni Rosenfeld Izsak e Kristof Imre . Le esequie costituirono un esempio di compostezza e la commozione, che coinvolse l’intera popolazione di San Sosti, fu sottratta all’incuria del tempo dai racconti che ne fecero in seguito i presenti. Il coinvolgimento emotivo era alimentato anche dal clima di apprensione per i soldati calabresi prigionieri degli austriaci che ancora non erano ritornati in Patria. Proprio in quell’anno, ma lo si saprà solo nel 1920, un prigioniero quarantenne di San Sosti, Presta Giuseppe, morì di enterite nel campo di prigionia di Milowitz, ora Milovice, un paesino a cinquanta chilometri da Praga. Il caso più singolare appare quello di Michele Kopeling, classe 1896, di Varsavia. Facente parte di un distaccamento di prigionieri polacchi che a San Marco Argentano producevano traversine per le ferrovie si innamorò di una ragazza del luogo, Giardullo Luigina e alla fine del 1919 rifiutò di essere rimpatriato. Mise al mondo sei figli, quattro maschi e due femmine, e visse facendo il contadino. Morì a Roggiano Gravina novantenne nel 1987. L’amore della gente calabra gli aveva impedito di essere spettatore e forse vittima, a Varsavia, degli orrori nazisti e comunisti. A Sangineto i soldati austriaci furono impegnati, dai proprietari terrieri, in lavori nei vigneti. A fine guerra, il quattro novembre del 1918, piantarono, in segno di riconciliazione, nel Castello costruito dai Principi Sanseverino di Bisignano un ulivo le cui fronde svettano dalle cadenti mura ora in restauro. Ai giovani che lo frequentano d’estate, perché sede di una discoteca, in pochi ricordano che la mano dell’uomo, con eguale destrezza può seminare morte ma anche spargere semi di Pace.



La foto che ritrae Michele Kopeling è qui pubblicata per gentile concessione della famiglia

© 2009 Francesco Capalbo

domenica 4 marzo 2018

Depurazione: dite no ai metodi masochistici



4 marzo: la primavera sta arrivando.
Non fate come i bimbi di Poggio Imperiale. 
Depuratevi, ma non credete ... ai miracoli dell'olio di ricino!

sabato 3 marzo 2018

TRUCI ASSOCIAZIONI ...


NON SO PERCHÉ', MA QUANDO ALCUNI PARLANO DI "DIFESA DELLA FAMIGLIA E DELLA RAZZA" MI VENGONO IN TESTA TRUCI ASSOCIAZIONI ...

SANGUE GUASTO



LA "BUONA SCUOLA" VI HA GUASTATO IL SANGUE?
LE PILLOLE LOCATELLI E IL VOTO NON DATO A RENZI RIMESCOLERANNO POSITIVAMENTE I VOSTRI UMORI!

TOSSE ASININA



NESSUN FARMACO MIRACOLOSO.
DALLA TOSSE ASININA SI PUÒ GUARIRE ... NON VOTANDO PER RENZI!

SALI TAMERICI DI MONTECATINI



PERCHÉ' PURGARSI VOTANDO ... RENZI?
NEI CASI DI STITICHEZZA E GASTRACISMO E' DI GRANDE VANTAGGIO L'USO DEI "SALI TAMERICI!" DI MONTECATINI!

LATTOPURGIN



SE PROPRIO VOLETE PURGARVI ASSUMETE LATTOPURGIN MA NON VOTATE PER ... RENZI!

Non assumete prodotti sgradevoli



IL 4 MARZO NON ASSUMETE PRODOTTI SGRADEVOLI.
MEGLIO PURGARSI COL RIM  CHE VOTARE ... PD

Purga col sorriso



CHI VOTA PD SI PURGA ... SORRIDENDO!